Dieci, cento, mille nuovi server indipendenti. Note sull’attacco Usa ad Autistici/Inventati - Circe
Carlo Milani di Circe ricostruisce molto dettagliatamente la sequenza di quanto avvenuto da agosto ad oggi, offrendo un punto di vista politico e tecnologico sugli avvenimenti. Pensiamo valga la pena di leggerlo e per questo lo diffondiamo.
Dieci, cento, mille nuovi server indipendenti. Note sull’attacco Usa ad Autistici/Inventati - di Carlo Milani (Circe) per NapoliMonitor
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Alla notizia delle sanzioni, molte persone si sono chieste: che posso fare? Nel mondo attuale, una risposta ovvia è: donare denaro. Questa reazione, per quanto comprensibile, è sintomo di un ragionamento perverso. Si tratta di un riflesso condizionato anche dalle pubblicità delle “multinazionali del cuore”, che ci mostrano bambini malnutriti e chiedono una mano sul cuore e una al portafoglio; dalle campagne a favore delle popolazioni terremotate, alluvionate, vittime di guerra, violenze, oppressioni. Il messaggio sottinteso è: “Non cambiate nulla nelle vostre vite: donate, e tanto basta”. Invece, la fame, le guerre, le catastrofi ambientali, le ingiustizie NON si risolvono con il denaro. Certo, il denaro è necessario in questo nostro mondo. Non in assoluto, solo in questo mondo. Quindi è ragionevole e auspicabile immaginare alternative europee al sistema bancario attuale, ostaggio degli Usa. Ma i soldi non sono il problema di fondo. Il problema di fondo è che solo poche, pochissime persone, si fanno carico della gestione e della cura dei sistemi tecnici da cui dipendono le nostre vite iper-tecnologiche.
L’accentramento è il male più profondo. E va di pari passo con la delega. Le soluzioni centralizzate tendono a sostituire tanti problemi locali con un unico problema su scala più ampia, rendendo la partecipazione necessariamente delegata.
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Il decentramento invece dev’essere gestito dalle persone per le persone. Per questo, l’ultima comunicazione del collettivo A/I prima della chiusura, il 12 settembre 2026, esorta alla creazione di “10-100-1000” nuovi server indipendenti. Non c’è bisogno di “scalare” verticalmente e offrire servizi a migliaia o peggio milioni di persone, per trovarsi poi nel mirino come A/I. Abbiamo le tecnologie digitali per “scalare” in maniera orizzontale, per mettere a punto infrastrutture federate non gerarchiche, nodi di una rete transnazionale e internazionalista con poche decine o centinaia di utenti ciascuno, milioni di piccoli nodi di persone che si conoscono tra loro, si scelgono e si fidano. Nodi di prossimità e affinità.
Affinità non significa rinchiudersi in una piccola bolla. Significa provare a scegliere, insieme e in maniera responsabile, “come fare”, senza delegare sempre ad altri. Le politiche dell’affinità si esprimono in azioni e comportamenti concreti, invece di limitarsi a politiche di domanda. Invece di radunarsi sotto una bandiera, uno slogan, un leader per chiedere un cambiamento a chi comanda, con il rischio concreto di cementare identità egemoni, esse valorizzano la ricchezza della diversità individuale. Senza illusioni, ma anche senza rimpianti.
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In ogni caso, i servizi autogestiti non sono alternative facilmente sostituibili; non sono affatto alternative alle Big Tech, perché incorporano idee del mondo diverse da quelle delle masse acquiescenti a quelle tecnologie. Soprattutto, sono insostituibili, perché si tratta di una rete relazionale, non di una merce acquistabile. Certo, non chiunque può farsi tutto in casa. Non è nemmeno auspicabile, soprattutto perché autogestione e autonomia non sono autarchia e solipsismo. Sono invece processi relazionali complessi. Non si fanno in solitudine: altrimenti basterebbe trovare il video “fatti il tuo server” e saremmo a posto.
Da: NapoliMonitor