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La rete non è terrorismo. Autistici.org era un'infrastruttura del dissenso

Non è necessario che qualcuno sia d'accordo - The Broomstick Brief

Interessante articolo in inglese che analizza lucidamente e analiticamente quali sono stati i livelli in gioco nella designazione come organizzazione terroristica del collettivo Autistici/Inventati da parte dell’amministrazione Trump e alcuni dei motivi che possono aver generato anche le reazioni dei protagonisti in seguito in termini di rischi e benefici.

Proponiamo qui una traduzione integrale.

Non è necessario che qualcuno sia d’accordo

Nelle sanzioni USA contro Autistici/Inventati il collettivo non ha mai avuto voce in capitolo. L’inserimento nelle liste OFAC ha reso “pericoloso” mantenere relazioni con il gruppo per chiunque gli fosse vicino e un po’ alla volta tutti le hanno interrotte, senza che nessuno glielo ordinasse e senza che nessuno credesse nella propria decisione.

21 settembre 2026

Autistici/Inventati non ha mai preso di mira gli Stati Uniti. Non è stata formulata alcuna accusa, non si è riunito alcun organo decisionale, non è stata ascoltata alcuna obiezione.

Il collettivo ha saputo della designazione dai media. Nessuna autorità statunitense gli aveva chiesto di rimuovere o consegnare qualcosa. Le autorità italiane avevano avanzato richieste del genere tra il 2005 e il 2009 e A/I vi aveva risposto tramite ricorsi legali: i contenuti venivano rimossi quando un giudice lo ordinava, mentre le richieste di dati degli utenti non producevano nulla, perché non erano conservati né log né informazioni sull’identità di chi usava i servizi.

In genere le autorità straniere non hanno bisogno di rivolgersi direttamente al fornitore di servizi. Per richiedere prove all’estero esiste una procedura legale fondata sulla collaborazione giudiziaria internazionale. L’Italia è ricorsa a questo iter nel 2010, quando ha chiesto l’accesso ai server di A/I in Norvegia. Gli Stati Uniti non l’hanno fatto.

Invece, le sanzioni hanno cambiato il problema per tutti i soggetti che si muovevano intorno ad A/I. Il collettivo operava all’interno di una rete in cui gli Stati Uniti possono imporre un prezzo alle scelte altrui.

Si tratta di un gioco diverso.

Quattro tipi di giocatori

Per descrivere questo meccanismo sul piano della teoria dei giochi bastano quattro tipi di giocatori. Chi designa sceglie dove applicare la pressione giurisdizionale e quanto possa essere ampia la definizione della categoria. Il collettivo designato decide se continuare, adattarsi, ricorrere in appello o dissolversi. Gli intermediari, posti di fronte alla propria decisione locale, scelgono se mantenere la relazione: un registrar, una piattaforma di pagamento, una banca, un’autorità di certificazione, un fornitore di servizi di transito, un provider di hosting. I fornitori di servizi si susseguono ciascuno a valle dell’altro. Decidono se accettare gli utenti respinti e se farlo significhi schierarsi in prima linea.

Questi giocatori non devono necessariamente condividere un obiettivo. Il primo giocatore non deve sconfiggere direttamente il secondo. Può creare un problema per il terzo. Il terzo può quindi risolvere il proprio problema terminando la relazione con il secondo.

Il costo della mossa è dunque esportato. Chi designa non deve sostenerlo, e l’intermediario non deve concordare con i motivi per cui il costo viene imposto.

Non è necessario che qualcuno sia d’accordo.

Il torto è solo da una parte

Il Public Interest Registry non ha dovuto decidere se Autistici/Inventati rappresentasse un pericolo. La questione che si pone a un intermediario è diversa: che succede all’intermediario se risulta che aveva torto? Non è stato accertato che il PIR abbia agito su indicazione dell’OFAC. Il meccanismo non lo richiedeva.

Terminare la relazione ha un costo noto e limitato: la perdita di una registrazione e di un cliente, la dismissione di un servizio. Continuare costa molto poco se l’esposizione temuta non si concretizza mai, ma il costo è potenzialmente molto più alto se si concretizza. L’intermediario non deve dunque credere che l’applicazione delle sanzioni sia probabile. Gli basta assegnare all’esito grave una probabilità non trascurabile, e non avere un’idea chiara di quanto possa essere elevato il costo nel caso in cui quell’esito si verifichi.

Il ragionamento riguarda la perdita prevista in condizioni di esposizione asimmetrica. Non si tratta, di per sé, di una dominanza forte, e parlare di dominanza indicherebbe più di quanto i guadagni disponibili permettano di stabilire.

Per un intermediario con una sostanziale esposizione agli Stati Uniti, tuttavia, ritirarsi può rappresentare la reazione più sicura in un ampio spettro di credenze sull’applicazione delle sanzioni. Il meccanismo non richiede all’intermediario di sapere dove la regola finisca. L’incertezza sui limiti può di per sé espandere il raggio entro cui un’uscita appare prudente.

Lo European Council on Foreign Relations ha descritto questa dinamica nel 2019, quando nel mirino c’era l’Iran. La mancanza di chiarezza su come le misure sarebbero state interpretate e applicate produceva in larga misura una compliance eccessiva da parte di aziende e banche europee, che preferivano interrompere i rapporti piuttosto che rischiare di violare un quadro normativo che non erano in grado di navigare. L’OFAC ha risposto alle ripetute richieste di chiarimento dei paesi europei lentamente o in modo inadeguato.

Non ha quindi molto senso attendersi chiarimenti. Banca Etica ha fatto l’esatto opposto. Prima ha sospeso il conto e poi ha rivolto domande al ministero dell’economia e delle finanze, all’Associazione bancaria italiana, ad Assopopolari e ai suoi legali esterni. Ha fatto sapere all’associazione che la sospensione sarebbe rimasta in vigore almeno finché non avesse ricevuto risposta alle sue richieste di informazioni.

Il cliente ha dovuto sostenere il costo dell’incertezza della banca finché tale incertezza non fosse cessata.

Banca Etica ha reso pubblico questo calcolo in modo trasparente. Il suo comunicato racconta otto anni di rapporti bancari ordinari, assegna al conto un profilo di rischio medio sul piano dell’antiriciclaggio, condanna l’uso delle liste OFAC per fini politici e annuncia comunque la sospensione, facendo riferimento al pericolo che i suoi altri clienti e soci perdano i servizi delle carte di credito e dei pagamenti in valute diverse dall’euro. Lo stesso documento contiene sia la preferenza dichiarata che la strategia rivelata. Dice anche che la banca è costretta a incrementare il profilo di rischio e a sospendere il conto. Nel suo ricorso A/I risponde che nessuna legge italiana obbliga una banca a congelare fondi per via di una designazione da parte di un paese terzo.

Entrambi gli enunciati valgono solo se la costrizione è questione di rischio piuttosto che di legge. Tecnicamente, le sanzioni secondarie non rendono illecito il comportamento in questione allo stesso modo di una proibizione: il comportamento è sanzionabile, non proibito. Il diritto europeo è vincolante, nei casi che definisce: una direttiva del 2024 rende penalmente perseguibile la violazione deliberata delle misure restrittive stabilite dall’Unione. A/I non compare in nessuna lista UE, quindi non esisteva una costrizione atta a definire quel che la banca ha fatto. È questo che rende la mossa contestabile: una scelta, descritta come obbligo dal giocatore che la compie.

La banca aveva già criticato la portata extraterritoriale delle sanzioni statunitensi, fra l’altro quando sono state imposte alla Relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese. Una posizione pubblica presa in precedenza non ha annullato il nuovo vincolo.

Alessandro Messina, ex direttore della banca, ha argomentato che la banca avrebbe potuto escludere A/I dal circuito Visa senza annullare l’operatività di altri servizi. Se questa lettura è corretta, la banca non si è limitata a valutare se la designazione fosse giustificata, ma ha stabilito quale fosse la posizione più sicura da prendere data l’incertezza sulle conseguenze di un mantenimento dei rapporti. Una scelta ottimale vincolata nell’ambito di un rischio asimmetrico può rientrare perfettamente entro questi limiti.

Il rischio è il coordinamento

C’è un secondo gioco dentro il primo. La collettività degli intermediari europei potrebbe  scegliere di impedire a una sanzione estera di determinare il proprio comportamento. Se nessuno di essi potesse essere isolato, il rischio cui ciascuno di essi è esposto si ridurrebbe. Individualmente, però, ogni intermediario ha motivo di proteggersi.

Si potrebbe credere che si tratti di un problema di coordinamento, tranne che la soluzione ovvia, il coordinamento tra gli intermediari esposti, potrebbe di per sé produrre un’ulteriore esposizione. Un accordo tra banche europee per rifiutare di adeguarsi potrebbe innescare a sua volta un’indagine. La via d’uscita da questo dilemma è pericolosa di per sé. Ciascun giocatore è dunque incentivato a ritirarsi dall’accordo di collaborazione prima che chiunque altro lo faccia.

Il risultato è qualcosa di simile a un coordinamento senza coordinamento: ogni intermediario prende la propria decisione sulla base della propria esposizione, delle proprie informazioni e della propria stima della perdita potenziale. Le decisioni possono puntare nella stessa direzione senza che nessuno lo abbia concordato.

Un’unanimità raggiunta senza mai incontrarsi e negabile da ciascun partecipante.

L’Europa risponde in ritardo

Lo statuto di blocco dell’UE cerca di cambiare esattamente i calcoli compiuti da ogni intermediario. Il problema è che le alternative non presentano necessariamente perdite paragonabili.

Tra le ripercussioni minacciate dagli Stati Uniti ci sono l’esclusione dalla compensazione in dollari e altre conseguenze che potrebbero risultare cruciali per un’istituzione esposta al dollaro in misura sostanziale. La reazione dell’Europa produce un’esposizione giuridica sul territorio europeo. Tale esposizione è reale, ma può essere limitata, contestabile e meno immediatamente distruttiva per la capacità dell’istituzione di operare.

La sentenza Bank Melli è rilevante in questo contesto perché mette un operatore europeo nelle condizioni di interrompere una relazione senza dover esplicitare i propri motivi, mentre allo stesso tempo consente a un tribunale nazionale di annullare tale interruzione se farlo è appropriato alla situazione concreta. L’operatore potrebbe essere allora tenuto a dimostrare in tribunale di non avere agito per adeguarsi alla norma estera.

Lo statuto di blocco cambia quindi il calcolo senza necessariamente capovolgerlo. Per capovolgere il calcolo, la minaccia di ripercussioni da parte dell’Europa dovrebbe rendere il rifiuto di conformarsi alla sua norma almeno tanto pericolosa per l’intermediario quanto la conformità alla norma estera. Prendendo questa posizione si esporrebbero le aziende europee a rischi legali ed economici considerevoli.

L’Europa ha acquisito strumenti che, pur avendo una certa portata esterna propria, non hanno la stessa forma. Il quadro UE ha assunto una dimensione extraterritoriale fin dal 2022, ma le sue misure restano vincolanti solo per gli operatori UE. L’articolo 8a è stato inserito nel Regolamento 833/2014 dal quattordicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia a giugno del 2024. Tale norma obbliga gli operatori europei a adoperarsi con il massimo impegno per impedire alle entità che possiede o controlla di indebolire le misure definite dal regolamento. L’Europa vincola la società madre, che dunque risponde di ciò che possiede all’estero.

Questa modifica alla legge ha anche riscritto l’articolo 8, richiedendo agli stati membri di punire le infrazioni, con sanzioni penali dove appropriato. L’obbligo all’estero e le sanzioni su territorio nazionale sono entrati in vigore allo stesso tempo. Il meccanismo statunitense opera in modo diverso: non è necessario ordinare alla terza parte di ritirarsi. La sua stessa esposizione può rendere il ritiro la scelta più sicura.

Il problema non è che nessuno abbia pensato a una contro-minaccia. È che le valute alla base delle sanzioni previste sono diverse.

Messi in sicurezza al livello sbagliato

A/I era già sopravvissuto a diverse iterazioni del gioco palese. Nel 2004 la compagnia di hosting che ospitava il suo server permise alla polizia di copiare il contenuto dei suoi hard disk dicendo al collettivo che si era trattato di un guasto elettrico. A/I lo scoprì un anno dopo, da una nota a piè di pagina contenuta in un fascicolo di un’indagine giudiziaria. Nel 2010 la polizia norvegese clonò i dischi di un server che conteneva 2000 account, solo per scoprire che i log che A/I diceva di non conservare erano di fatto assenti.

Ogni partita ha prodotto resilienza al livello sotto attacco. E ogni partita ha anche reso necessario l’uso di uno strumento: un procuratore, una rogatoria, l’irruzione di qualcuno in qualche edificio.

Per l’inserimento nelle liste dell’OFAC non è stato necessario niente di tutto questo.

Il Piano R* è stato uno dei risultati: servizi distribuiti tra giurisdizioni diverse, interfacce pubbliche rimpiazzabili, la conservazione di meno dati possibile, la raccomandazione agli utenti di non affidare la propria sicurezza al fornitore di servizi. Quell’architettura è una risposta a un particolare modello di minaccia.

Il grafo difeso passava da server, reti, file system e applicazioni. La designazione si è mossa su un grafo diverso: identità, relazione finanziaria, relazione di servizio, esposizione giurisdizionale. Nulla di ciò che è presente nel primo grafo deve essere attaccato in alcun punto del secondo.

DIFESOPERCORSO
server
interfacce pubbliche rimpiazzabili
identità
inseriti nella lista dei terroristi globali, 26 agosto
rete 
servizi distribuiti tra giurisdizioni diverse
relazione finanziaria
PayPal il 27 agosto, la banca il 1 settembre
file system
crittografato, conservazione di quanti meno dati possibile
relazione di servizio
il registrar rende irraggiungibile il dominio, 28 agosto
applicazione
utenti avvertiti di non fidarsi del fornitore di servizi
esposizione giurisdizionale
rischio di sanzioni secondarie nella designazione

Nessuno degli elementi elencati nella colonna sinistra doveva essere attaccato perché la colonna destra funzionasse.

Le giunture attaccate non sono controllate né da chi designa né dal bersaglio. Gli Stati Uniti non controllano una banca cooperativa italiana. La banca non era d’accordo con gli Stati Uniti e l’ha dichiarato pubblicamente. La designazione ha aggiunto un nuovo vincolo al problema di ottimizzazione della banca. La banca ha poi fatto tutto il resto da sola.

Un intermediario non deve diventare alleato di chi designa. Deve solo decidere che il bersaglio è troppo pericoloso per continuare a relazionarvisi.

Dove vanno gli utenti

A/I si è sciolto il 6 settembre e i servizi sono terminati il 18 settembre. Questo cambia la domanda a cui il sistema risponde. La questione non è più se l’obiettivo delle sanzioni possa sopravvivere ma dove possa spostarsi la popolazione sfollata.

La designazione non è arrivata da sola. Nella nota del Federal Register sono registrate tre organizzazioni bloccate il 26 agosto: Palestine Action nel Regno Unito, Autistici/Inventati a San Giuliano Terme, e Masar Badil tra Brasile, Germania, Canada, Belgio e Spagna. La nota assegna a ciascuna organizzazione una certa classificazione. Palestine Action è un gruppo terrorista transnazionale. Masar Badil è un’organizzazione di advocacy, designata per aver agito per conto della rete di solidarietà con i prigionieri palestinesi Samidoun. A/I si occupa di elaborazione dati, hosting e attività correlate.

Palestine Action e A/I sono state designate in base alla stessa clausola e negli stessi termini: per aver assistito materialmente, sponsorizzato o fornito appoggio finanziario, materiale o tecnologico, o beni o servizi, a un atto di terrorismo.

La categoria di designazione non è quindi un tipo di organizzazione, ma una relazione. Un gruppo che blocca una fabbrica e un collettivo che gestisce server di posta possono essere aggiunti alla lista con una sola frase, e la frase ha a che fare con qualcosa che è stato fornito a una terza parte. Una frase che calza a entrambi calzerà alla prossima. È così che si presenta all’esterno un modello riutilizzabile, che sia stato creato o meno per essere usato come tale.

Diversi obiettivi combaciano con la prima mossa e divergono su quel che succede in seguito. L’obiettivo potrebbe essere quello di eliminare questo collettivo in particolare. Potrebbe essere quello di scoraggiare collettivi simili. Potrebbe essere quello di eliminare certi fornitori di servizi in territori in cui un mandato USA non può essere eseguito. Potrebbe essere quello di  far trasferire gli utenti in territori in cui un mandato USA può essere posto in atto. Potrebbe essere quello di istituire un modello riutilizzabile. Potrebbe essere quello di fare aumentare il costo generale della gestione di infrastrutture per la privacy al di fuori del territorio statunitense. Da ciascuna di queste ipotesi derivano mosse successive diverse.

A differenza dell’intenzione, una mossa è osservabile.

Fuori portata, poi a portata di mano

Una versione dell’ipotesi del reindirizzamento appare nei commenti pubblici a due giorni dalla designazione. L’articolo di Kyle Shideler per The Federalist, ripubblicato dal Center for Security Policy il 28 agosto, prevedeva una diaspora da A/I a organizzazioni simili e citava Riseup, un’organizzazione di Seattle, come destinazione probabile, descrivendo direttamente la sostituzione strategica. Lo spostamento verso un’entità USA limiterebbe ciò che il dipartimento di Stato o il Tesoro possono fare, ma metterebbe i dati a portata di mano del dipartimento di Giustizia.

Questo non significa necessariamente che Riseup sia stata individuata come bersaglio. Il risultato è più circoscritto: almeno un commentatore politico di spicco ha interpretato la migrazione verso un provider con sede negli USA come una conseguenza strategicamente utile della prima mossa.

L’ipotesi del reindirizzamento si articola dunque in due fasi. La prima consiste nell’eliminazione di un fornitore di servizi che non debba sottostare a iter legislativi statunitensi, ottenuta per mezzo di uno strumento rivolto all’estero che è costoso a livello diplomatico e discutibile a livello giuridico. La seconda fase consiste nel trasferimento degli utenti sfollati in un luogo in cui mandati, gag order e leggi sul supporto materiale vigono già. Secondo questa ipotesi, sanzionare il fornitore verso cui si prevede che avvenga il reindirizzamento comprometterebbe l’effetto gregge.

I commenti del movimento interpretano la concatenazione degli eventi diversamente e considerano Riseup la prossima vittima da difendere. Nelle conversazioni sulla migrazione si parla di come gli utenti sfollati cerchino di trasferirsi su questo server e si imbattano invece in un servizio offerto solo a chi dispone di un invito - restrizione, questa, che sussisteva già in precedenza.

Nessuna di queste due osservazioni definisce l’obiettivo. Entrambe sono prove relative al gioco.

La difesa è la prova

Un fornitore di servizi che tutelano la privacy si contraddistingue almeno in base a due caratteristiche generali. Può conservare dati utili per indagini legali e continuare a dover rispondere alle richieste che gli perverranno in caso di indagini giudiziarie. Oppure può strutturare il suo sistema in modo che eventuali dati utili gli risultino del tutto inaccessibili.

Riseup si è trovata in entrambe le condizioni, e ha documentato una transizione dall’una all’altra. Il canary statement pubblicato sul suo sito a febbraio del 2017 riporta l’esecuzione di due mandati dell’FBI pervenuti sotto obbligo di silenzio, per cui le alternative fra cui scegliere erano il rifiuto di ottemperare alla legge, con conseguenti pene carcerarie per i volontari, o la chiusura dell’organizzazione. Successivamente il server ha deciso di crittare le caselle di posta singolarmente, in modo che se una situazione del genere si fosse ripresentata sarebbero state disponibili meno informazioni utili da consegnare alle autorità.

Il secondo approccio è, a grandi linee, quello adottato da A/I. Due giorni dopo la designazione, Noblogs è stato attaccato e il database degli utenti è stato esfiltrato. I responsabili dell’attacco hanno avuto accesso a indirizzi email e password crittografate, ma non agli indirizzi IP, che A/I non teneva in memoria. L’architettura del server ha limitato la quantità di dati che avrebbero potuto essere acquisiti.

Nella scheda del dipartimento di Stato USA, tuttavia, è proprio questa scelta tecnica a essere presentata come prova del fatto che l’infrastruttura di A/I era stata progettata per permettere agli utenti di mantenere l’anonimato e di essere irrintracciabili e fuori dalla portata della legge.

I due giochi risultano quindi interconnessi. Un fornitore di servizi che migliora la propria posizione lungo un asse si muove allo stesso tempo lungo un altro asse, per scoprire che un miglioramento ottenuto in un gioco peggiora la sua posizione nell’altro.

Non c’è un punto stabile in cui il provider può limitarsi a restare fermo.

Prove non ancora pervenute

Le mosse successive sono più informative del caso come descritto inizialmente. L’inserimento nella lista di un secondo fornitore europeo di infrastrutture digitali confermerebbe l’ipotesi che la categoria sia destinata a espandersi. Se gli utenti sfollati continuano a spostarsi su provider statunitensi mentre non vengono aggiunti alla lista altri fornitori europei di infrastrutture digitali, l’ipotesi del gregge sembrerebbe confermata, anche se non dimostrata.

Se Riseup o un altro provider con sede negli Stati Uniti si trovassero sotto pressione, questo punterebbe verso un’ipotesi diversa: che obiettivo di queste manovre siano le infrastrutture digitali stesse e la giurisdizione sia solo il luogo attraverso queste misure passano.

Una sanzione effettivamente inflitta a una banca o a un registrar sarebbe prova che la minaccia sta venendo portata a compimento piuttosto che meramente esibita. Una minaccia che non viene mai esercitata diventa in fondo solo parte dell’arredamento.

Un tribunale che ribalti la designazione fornirebbe prove sulla durevolezza del precedente piuttosto che sulle intenzioni soggiacenti.

Tra il 26 agosto e il 21 settembre l’OFAC non ha aggiunto alla lista nessun altro fornitore europeo di servizi per la privacy. Il fatto che in ventisei giorni non sia accaduto nulla non indica ancora la presenza di uno schema regolare.

Non resta nessuno a cui intentare causa

L’articolo di Shideler ha anche anticipato il contenzioso, descrivendo la possibilità di un precedente giudiziario accuratamente selezionato mirato a ottenere una sentenza favorevole. Quell’aspettativa non è sopravvissuta ai primi undici giorni. Lo scioglimento del collettivo ha eliminato il querelante assieme al bersaglio, e una designazione con nessuno rimasto a contestarla diventa un precedente che nessun tribunale ha potuto esaminare.

L’istanza depositata a Pisa l'8 settembre appurerà se una banca italiana possa congelare fondi sulla base di una designazione straniera, ma non mette in discussione la designazione stessa.

Questo crea un problema di informazione. Un caso di test teso a stabilire un precedente giudiziario avrebbe potuto richiedere a un tribunale USA di decidere se, messi insieme, la fornitura di hosting, l’affinità politica e il rifiuto di conservare log potessero costituire supporto materiale. L’appello avrebbe anche potuto essere respinto, con una risposta meno utile di quanto il collettivo avrebbe potuto sperare. Senza un precedente giudiziario, la questione resta aperta, e la presenza di una questione aperta mantiene alto il costo da affrontare per il prossimo intermediario che si troverà di fronte a una scelta del genere.

Il collettivo ha dunque ottenuto qualcosa e ha perso qualcos’altro allo stesso tempo. Ha messo fine alla sua partecipazione nel gioco locale ai propri termini, rifiutandosi di ammettere che il danno rimanente si propagasse alle persone vicine. Potrebbe anche aver eliminato l’occasione in cui il gioco più vasto sarebbe stato costretto a rivelarsi.

Che questo scambio sia valso o meno la pena non è un valore disponibile al modello. Il valore di una sentenza favorevole che potrebbe non essersi mai verificata andrebbe calcolato contro la certezza del danno che sarebbe risultato nell’attesa. Sono tipi diversi di payoff, e il collettivo non era l’unico giocatore a dover sostenere il costo.

Dissolversi era una delle quattro cose che il collettivo poteva fare. Il modello di teoria dei giochi le assegna un punteggio pari a quello delle altre scelte.

Non si è trattato di una mossa.

Una matrice parzialmente cieca

Payoff e perdita attesa descrivono piuttosto accuratamente l’attività di un istituto bancario. Descrivono un’istituzione che sa mettere un prezzo alla propria esposizione e decidere cosa fare di tale numero. Descrivono molto meno accuratamente quel che viene a mancare assieme a un fornitore di servizi.

Le cifre pubblicate da A/I corrispondevano a circa 12000 caselle di posta, più di mille siti web, 20000 blog [N.d.T.: 3000 nell’originale, ma la cifra qui è scorretta] e circa 3000 mailing list. Il 7 settembre il Fatto Quotidiano ha riportato numeri più elevati: oltre 16000 caselle di posta cifrate individualmente, circa 10000 blog, più di 7000 tra siti web e spazi di hosting e migliaia di mailing list. Le cifre variano a seconda della fonte e nessuno potrà riconciliarle ora che le macchine sono state spente. L’infrastruttura non era un mucchio di account intercambiabili.

Una mailing list consiste nella lista dei membri, nell’archivio delle conversazioni [N.d.T.: non sempre tenuto in memoria, nel caso di A/I] e nell’unico modo di raggiungere persone che non hanno mai fornito un numero di telefono. Un blog su Noblogs consisteva in contenuti pubblicati che non esistevano altrove. La piattaforma era in funzione dal 2007, e quel che vi era conservato è un archivio primario.

La mail autistici.org o inventati.org rappresentava, per alcuni utenti, l’indirizzo di recupero per il conto in banca e per account su siti di enti pubblici o di interesse professionale. Perdere la casella di posta non significa quindi solo perdere la propria corrispondenza. Significa perdere la capacità di provare la propria identità a qualunque altro sistema sia collegato a quell’indirizzo.

Le reti di supporto legale, solidarietà e advocacy hanno perso indirizzi di contatto pubblicati. Diversi giornalisti hanno perso il contatto con le loro fonti. Un giornalista potrebbe ora esitare prima di contattare una fonte a un indirizzo riportato in un comunicato pubblico in quanto collegato a un collettivo sottoposto a sanzioni.

C’è inoltre un’altra categoria che il modello della teoria dei giochi vede solo come un effetto esterno: tutte le entità che avevano una relazione commerciale con A/I. Il Tesoro ha emanato la General Licence 36 specificamente perché queste parti potessero interrompere gradualmente le interazioni con il soggetto sanzionato senza essere penalizzate per aver avuto un rapporto con quel soggetto. I fornitori, la banca, il registrar e i partner di hosting hanno tutti dovuto rescindere gradualmente i rapporti. La licenza è quindi una misura concreta della portata del danno.

Lo stesso principio ha un precedente meno astratto. Quando Karim Khan, il procuratore capo della CPI, è stato designato nel febbraio 2025 dopo aver richiesto un mandato di arresto per Benjamin Netanyahu, i suoi conti sono stati congelati e la sua casella di posta ospitata da Microsoft ha smesso di funzionare. Microsoft aveva prima dichiarato a una commissione della Camera dei Comuni britannica che la decisione era stata della Corte, ma poi ha ritrattato: aveva detto alla CPI che l’accesso di Khan alla sua casella di posta doveva essere bloccato o altrimenti avrebbe negato il servizio mail all’intera organizzazione. La CPI ha impedito a Khan di accedere al suo account e successivamente ha rinunciato a lavorare con Microsoft. Il presidente di Microsoft ha negato in separata sede che la società abbia interrotto i servizi forniti alla Corte.

La correzione è il meccanismo piuttosto che un suo dettaglio. La responsabilità della decisione si è spostata tra fornitore di servizi e istituzione in pubblico e su carta, mentre la designazione non ha mai dovuto nominare il fornitore.

Una casella di posta è infrastruttura.

La stessa designazione può raggiungere un procuratore all’Aia e la newsletter di uno squat a Pisa. Il gioco non richiede che siano equivalenti. Richiede solo che l’intermediario decida che mantenere la relazione è diventato più costoso che terminarla.

Aggiornamento, 21 settembre

Ore dopo la pubblicazione di questo articolo, Reuters e altri hanno riferito che il governo USA ha preparato sanzioni, non ancora annunciate, contro la Corte Penale Internazionale in quanto istituzione: a cittadini ed enti statunitensi sarà vietato fornire alla Corte denaro, beni o servizi senza una licenza del Tesoro, dopo un periodo di grazia di sei-sette mesi. Ad A/I è stato concesso circa un mese. De Volkskrant aggiunge che i Paesi Bassi, dove la Corte ha sede, stanno cercando un modo di continuare a pagare il personale e i testimoni protetti, e si sono finora trattenuti dall’insistere per l’instaurazione dello statuto di blocco europeo, per timore di un’escalation del conflitto con gli Stati Uniti. Un governo che valuta il costo dell’invocazione dello statuto di fronte al costo di un’escalation è il problema dell’intermediario, con un salto di livello.

Ulteriori risorse

La letteratura qui sotto riguarda stati, banche e aziende. Il meccanismo di overcompliance e l’asimmetria della compensazione in dollari si traspongono a un’associazione di volontariato che gestisce caselle di posta. Nulla di tutto ciò contempla un bersaglio il cui prodotto consiste nelle comunicazioni altrui.

Da: The Broomstick Brief